COUNSELING AZIENDALE,IMPRESA E CAUSELING,PNL,CNV,VISUALIZZAZIONE,TECNICHE DI COMUNICAZIONE,TECNICHE DI PERSUASIONE,ENTRARE IN RELAZIONE,MODIFICARE LA PROPRIA IMMAGINE,CONSAPEVOLEZZA,MEDITAZIONE
03/08/10
COUNSELINGAZIENDALE: LE MAPPE MENTALI
La formazione
La consulenza
Corsi in azienda
Marketin Aziendale
Marketing di vendita
PNL
CNV
Autostima
Rafforza il tuo obiettivo
Performance
per ulteriori informazioni contatteci
20/07/10
LE MAPPE MENTALI
La formazione
La consulenza
Corsi in azienda
Marketin Aziendale
Marketing di vendita
PNL
CNV
Autostima
Rafforza il tuo obiettivo
Performance
per ulteriori informazioni contatteci
11/11/08
problema solving
Il problem solving: il metodo dei cinque passi
l'espressione sembra arcana, ma indica semplicemente l'attività con cui si tenta di risolvere un problema. Spesso i gruppi, in azienda, si formano proprio attorno a un problema: ridurre al minimo il livello delle scorte a magazzino, sciprire perchè la percentuale di scarti è in aumento, ridistribuire le respensabilità all'interno del reaprto... ed è proprio quando si trovano davanti a un problema che molti gruppi entrano in crisi: perchè non hanno un metodo per affrontarli.Lavorando da soli la cosa è meno grave: a forza di esperienza, magari senza nemmeno rendersene conto, ciascuno trova il suo metodo. Ma quando si lavora in gruppo, o meglio in team, se non si ha un metodo comune ci si ostacola a vicenda, e mentre il tempo scorre inesorabile si finisce travolti dalla fretta, dalle urgenze: si va avanti di corsa senza arrivare da nessuna parte.Di metodi per affrontare un problema ce ne possono essere diversi; L'importante è averne uno: esplicito e condiviso. In SCTraining proponiamo quello dei cinque passi:1. stabilire qual è il vero problema;2. raccogliere e analizzare i dati;3. definire l'obiettivo;4. identificare le possibili soluzioni;5. scegliere la soluzione migliore.Stabilire qual è il vero problema. Sembrerebbe ovvio, ma lo è meno di quanto sembra. L'errore più frequente nel lavoro di squadra è proprio quello di precipitarsi a tentare soluzioni senza far chiarezza sul problema: si combatte contro i sintomi ma non si arriva ad afferrarne le cause. E qui non ci sono scorciatoie: per inquadrare un problema bisogna investirci il tempo necessario: ascoltare tutti, discutere con tutti, porre e porsi delle domande...di qualità. Sappiamo infatti che la qualità delle risposte è direttamente proporzionale alla qualità delle domande. E se non si è sicuri, procedere al secondo passo lasciando la questione aperta: la raccolta e l'analisi dei dati potrà contribuire anche a chirire meglio quale sia il vero problema.Raccogliere e analizzare i dati. I dati da raccogliere devono essere soprattutto informazioni legati ai fatti: le opinioni non sono dati ma ipotesi, quando non si tratta addirittura di semplici reazioni emotive alla situazione. Nell'istruttoria di un problema occorre un grande realismo: i dati nudi e crudi, come tutti sappiamo, sono spesso sentiti come accuse, come dita puntate verso un qualche responsabile, che si sentirà quindi spinto a dirottare l'indagine verso altre piste; tanto più che la voglia di protagonismo spinge molti a bruciare le tappe e a vendere le proprie interpretazioni come fatti. Proprio per questo occorre ascoltare tutti e analizzare tutti i contributi.Definire gli obiettivi. Definire un obiettivo significa concludere l'istruttoria (l'analisi dei dati): non con la condanna di un colpevole ma con una proposta operativa. L'obiettivo, come si dice in gergo, deve essere SMART: aggettivo difficile da rendere in italiano (qualcosa tra elegante, lucido, astuto, furbo, brillante, azzeccato), ma che in sigla si legge Specifico, Misurabile, Attraente, Realistico, Tempificato. Specifico significa che non ci si può accontentare di impegnarsi a risolvere il problema: occorre precisare che cosa concretamente si intende fare per risolverlo. Definito questo, il resto viene quasi da sè: sono soprattutto gli obiettivi generici che mancano delle altre quattro caratteristiche, soprattutto dei tempi.Identificare le possibile soluzioni. E' soprattutto per lanciare la ricerca delle soluzioni che i tempi dell'obiettivo non devono essere ne troppo immediati ne troppo lontani: nessun vero problema può essere risolto per domani, mentre se si sposta l'orizzonte troppo lontano del problema non rimane che un fantasma. E per la ricerca delle possibili soluzioni, la forza di un asquadra, di un team, sta soprattutto nella collaborazione fra tutti: nella messa in campo di tutte le risorse, di creatività e di competenza, di cui si dispone. Collaborare, naturalmente, significa lavorare assieme: la tecnica del brainstorming, su cui torneremo in uno dei prossimi post di questo blog, non è che uno dei tanti modi.Scegliere la soluzione migliore. Soprattutto alla stretta finale, quando si tratta di prendere una decisione, i pareri saranno più di uno e magari notevolemnte diversi tra loro. I criteri di valutazione possono essere tanti, ma nel lavoro di squadra, a parità di altre condizioni, la soluzione migliore è soprattutto quella che trova il consenso di tutti. Anche su la costruzione del consenso torneremo in uno dei prossimi post.Se tutti i passi sono stati compiuti correttamente, si tratta di un concreto programma di azione in vista di un preciso obiettivo da raggiungere in tempi certi: si tratta cioè della partita in cui tutta la squadra dovrà scendere in campo, al massimo del coinvolgimento e della convinzione.
l'espressione sembra arcana, ma indica semplicemente l'attività con cui si tenta di risolvere un problema. Spesso i gruppi, in azienda, si formano proprio attorno a un problema: ridurre al minimo il livello delle scorte a magazzino, sciprire perchè la percentuale di scarti è in aumento, ridistribuire le respensabilità all'interno del reaprto... ed è proprio quando si trovano davanti a un problema che molti gruppi entrano in crisi: perchè non hanno un metodo per affrontarli.Lavorando da soli la cosa è meno grave: a forza di esperienza, magari senza nemmeno rendersene conto, ciascuno trova il suo metodo. Ma quando si lavora in gruppo, o meglio in team, se non si ha un metodo comune ci si ostacola a vicenda, e mentre il tempo scorre inesorabile si finisce travolti dalla fretta, dalle urgenze: si va avanti di corsa senza arrivare da nessuna parte.Di metodi per affrontare un problema ce ne possono essere diversi; L'importante è averne uno: esplicito e condiviso. In SCTraining proponiamo quello dei cinque passi:1. stabilire qual è il vero problema;2. raccogliere e analizzare i dati;3. definire l'obiettivo;4. identificare le possibili soluzioni;5. scegliere la soluzione migliore.Stabilire qual è il vero problema. Sembrerebbe ovvio, ma lo è meno di quanto sembra. L'errore più frequente nel lavoro di squadra è proprio quello di precipitarsi a tentare soluzioni senza far chiarezza sul problema: si combatte contro i sintomi ma non si arriva ad afferrarne le cause. E qui non ci sono scorciatoie: per inquadrare un problema bisogna investirci il tempo necessario: ascoltare tutti, discutere con tutti, porre e porsi delle domande...di qualità. Sappiamo infatti che la qualità delle risposte è direttamente proporzionale alla qualità delle domande. E se non si è sicuri, procedere al secondo passo lasciando la questione aperta: la raccolta e l'analisi dei dati potrà contribuire anche a chirire meglio quale sia il vero problema.Raccogliere e analizzare i dati. I dati da raccogliere devono essere soprattutto informazioni legati ai fatti: le opinioni non sono dati ma ipotesi, quando non si tratta addirittura di semplici reazioni emotive alla situazione. Nell'istruttoria di un problema occorre un grande realismo: i dati nudi e crudi, come tutti sappiamo, sono spesso sentiti come accuse, come dita puntate verso un qualche responsabile, che si sentirà quindi spinto a dirottare l'indagine verso altre piste; tanto più che la voglia di protagonismo spinge molti a bruciare le tappe e a vendere le proprie interpretazioni come fatti. Proprio per questo occorre ascoltare tutti e analizzare tutti i contributi.Definire gli obiettivi. Definire un obiettivo significa concludere l'istruttoria (l'analisi dei dati): non con la condanna di un colpevole ma con una proposta operativa. L'obiettivo, come si dice in gergo, deve essere SMART: aggettivo difficile da rendere in italiano (qualcosa tra elegante, lucido, astuto, furbo, brillante, azzeccato), ma che in sigla si legge Specifico, Misurabile, Attraente, Realistico, Tempificato. Specifico significa che non ci si può accontentare di impegnarsi a risolvere il problema: occorre precisare che cosa concretamente si intende fare per risolverlo. Definito questo, il resto viene quasi da sè: sono soprattutto gli obiettivi generici che mancano delle altre quattro caratteristiche, soprattutto dei tempi.Identificare le possibile soluzioni. E' soprattutto per lanciare la ricerca delle soluzioni che i tempi dell'obiettivo non devono essere ne troppo immediati ne troppo lontani: nessun vero problema può essere risolto per domani, mentre se si sposta l'orizzonte troppo lontano del problema non rimane che un fantasma. E per la ricerca delle possibili soluzioni, la forza di un asquadra, di un team, sta soprattutto nella collaborazione fra tutti: nella messa in campo di tutte le risorse, di creatività e di competenza, di cui si dispone. Collaborare, naturalmente, significa lavorare assieme: la tecnica del brainstorming, su cui torneremo in uno dei prossimi post di questo blog, non è che uno dei tanti modi.Scegliere la soluzione migliore. Soprattutto alla stretta finale, quando si tratta di prendere una decisione, i pareri saranno più di uno e magari notevolemnte diversi tra loro. I criteri di valutazione possono essere tanti, ma nel lavoro di squadra, a parità di altre condizioni, la soluzione migliore è soprattutto quella che trova il consenso di tutti. Anche su la costruzione del consenso torneremo in uno dei prossimi post.Se tutti i passi sono stati compiuti correttamente, si tratta di un concreto programma di azione in vista di un preciso obiettivo da raggiungere in tempi certi: si tratta cioè della partita in cui tutta la squadra dovrà scendere in campo, al massimo del coinvolgimento e della convinzione.
La formazione
La consulenza
Corsi in azienda
Marketin Aziendale
Marketing di vendita
PNL
CNV
Autostima
Rafforza il tuo obiettivo
Performance
per ulteriori informazioni contatteci
21/10/08
corsi di formazione
AUTOSTIMA
incontri gratuiti
scrivere per partecipare
incontri gratuiti
scrivere per partecipare
Etichette:
corsi,
formazione
La formazione
La consulenza
Corsi in azienda
Marketin Aziendale
Marketing di vendita
PNL
CNV
Autostima
Rafforza il tuo obiettivo
Performance
per ulteriori informazioni contatteci
16/04/08
seminario consapevolezza

LA RICERCA INTERIORE,quante volte hai sentito parlare di ricerca interiore,con curiosità pensi a qualcosa che riguarda un pensiero che forse dorme in te,oppure un modo di capire se stessi.
Nulla di tutto ciò,la ricerca interiore è la presa di coscienza delle proprie virtù quelle che tutti abbiamo ma che con l'esperienze negative, che nella vita si affrontano e non sempre si superano,in ogni persone quelle virtù che sono il sale della vita si trasformano in stati emotivi negativi,fonte di incongruenze che si propinano al prossimo,vittima delle frustrazioni altrui.
Oggi ti viene offerta una possibilità che forse da tempo aspettavi se sei entrato in questa pagina, forse devi capire che è giunto il momento di sapere cosa parla in te senza essere ascoltato :perchè non sai riconoscere ciò che da dentro urla.
partecipazione a numero chiuso fino a 20 persone
per informazioni: scrivere elidacounselor@gmail.com
NON E UNO SCHERZO.... NON C'E' NULLA DA PAGARE
La formazione
La consulenza
Corsi in azienda
Marketin Aziendale
Marketing di vendita
PNL
CNV
Autostima
Rafforza il tuo obiettivo
Performance
per ulteriori informazioni contatteci
31/07/07
Meditazione

Cosa significa meditare?
È difficile dare una risposta a quella che potrebbe sembrare una domanda piuttosto semplice. Si potrebbe anzi dire che il buon meditante, più pratica e maggiormente si rende consapevole di quanto l’essenza della meditazione stessa sia sfuggente, inafferrabile, indefinibile.
Possiamo tuttavia dire che la meditazione è uno stato di puro essere, di chiara consapevolezza, di attenzione osservante: uno stato originariamente naturale, ma per il quale è necessario un lavoro su di sé.
È difficile dare una risposta a quella che potrebbe sembrare una domanda piuttosto semplice. Si potrebbe anzi dire che il buon meditante, più pratica e maggiormente si rende consapevole di quanto l’essenza della meditazione stessa sia sfuggente, inafferrabile, indefinibile.
Possiamo tuttavia dire che la meditazione è uno stato di puro essere, di chiara consapevolezza, di attenzione osservante: uno stato originariamente naturale, ma per il quale è necessario un lavoro su di sé.
Si ritorna alla condizione normale del corpo e della mente: uno stato di unità, precedente a qualsiasi dualità. Attraverso una serie di esercizi di indagine della propria meccanica fisica e mentale (dalle sensazioni e dai pensieri più grossolani a quelli più sottili), si è pienamente presenti, consapevoli, qui ed ora: si realizza la pienezza della pura attenzione.
-La meditazione è attenzione: non si tratta di cosa stai facendo, ma di come lo fai.
-La meditazione è la tua natura: non è un risultato – è una condizione reale. Non deve essere raggiunta, deve solo essere riconosciuta. È la tua essenza: non puoi averla e non puoi non averla. Non può essere posseduta, non è una cosa.
-La meditazione è osservazione: non fare niente, non ripetere dei mantra, non ripetere il nome di dio – semplicemente osserva la tua mente. Non disturbarla, non ostacolarla, non reprimerla.
-La meditazione non è un credo, non è un dogma, non è un culto, non è una religione, non è una morale, non è un giudizio: è un’esperienza evidente in se stessa.
-La meditazione è non-fuggire: è rilassarsi ed essere nel momento, nel presente. È permanere nel qui e ora.
-La meditazione è chiarezza di visione. È uno stato di pienezza, di vuoto e di unità.
La meditazione è l’arte della consapevolezza: è una resurrezione dalla cecità di ciò che è, è essere presenti.
-La meditazione non è una tecnica, non è un pensiero particolare, non è uno sforzo, non è concentrazione: è comprensione ed equilibrio, è equanimità e silenzio, è ascolto e stabilità.
-La meditazione non è staccare la spina: è lo stato naturale della mente, la sua semplicità, è il lasciare andare la presa, la quiete originaria.
Meditare è addestrarsi in ciò che è stato chiamato ‘il miracolo della presenza mentale’: si scopre che quella che ritenevamo all’inizio una pratica circoscritta in tempi e luoghi prestabiliti (la palestra, la nostra camera, ad esempio) diventa via via una macchia d’olio che si espande sempre più, in grado di mutare radicalmente il nostro stare nel mondo, il nostro vivere la vita. Meditare non significa rifugiarsi nel proprio paradiso mentale, bensì avere un contatto semplice e diretto con la realtà (interiore - noi stessi - ed esteriore), liberi dagli innumerevoli filtri che si interpongono tra la mente e il vero. Meditare vuol dire fare piazza pulita delle innumerevoli teorie psicologiche, filosofiche, affascinanti quanto pretestuose, fare piazza pulita di parole e spiegazioni, e volgersi verso il Sé, la propria natura, in direzione di una conoscenza non più meramente intellettuale, bensì autentica e diretta
-La meditazione è attenzione: non si tratta di cosa stai facendo, ma di come lo fai.
-La meditazione è la tua natura: non è un risultato – è una condizione reale. Non deve essere raggiunta, deve solo essere riconosciuta. È la tua essenza: non puoi averla e non puoi non averla. Non può essere posseduta, non è una cosa.
-La meditazione è osservazione: non fare niente, non ripetere dei mantra, non ripetere il nome di dio – semplicemente osserva la tua mente. Non disturbarla, non ostacolarla, non reprimerla.
-La meditazione non è un credo, non è un dogma, non è un culto, non è una religione, non è una morale, non è un giudizio: è un’esperienza evidente in se stessa.
-La meditazione è non-fuggire: è rilassarsi ed essere nel momento, nel presente. È permanere nel qui e ora.
-La meditazione è chiarezza di visione. È uno stato di pienezza, di vuoto e di unità.
La meditazione è l’arte della consapevolezza: è una resurrezione dalla cecità di ciò che è, è essere presenti.
-La meditazione non è una tecnica, non è un pensiero particolare, non è uno sforzo, non è concentrazione: è comprensione ed equilibrio, è equanimità e silenzio, è ascolto e stabilità.
-La meditazione non è staccare la spina: è lo stato naturale della mente, la sua semplicità, è il lasciare andare la presa, la quiete originaria.
Meditare è addestrarsi in ciò che è stato chiamato ‘il miracolo della presenza mentale’: si scopre che quella che ritenevamo all’inizio una pratica circoscritta in tempi e luoghi prestabiliti (la palestra, la nostra camera, ad esempio) diventa via via una macchia d’olio che si espande sempre più, in grado di mutare radicalmente il nostro stare nel mondo, il nostro vivere la vita. Meditare non significa rifugiarsi nel proprio paradiso mentale, bensì avere un contatto semplice e diretto con la realtà (interiore - noi stessi - ed esteriore), liberi dagli innumerevoli filtri che si interpongono tra la mente e il vero. Meditare vuol dire fare piazza pulita delle innumerevoli teorie psicologiche, filosofiche, affascinanti quanto pretestuose, fare piazza pulita di parole e spiegazioni, e volgersi verso il Sé, la propria natura, in direzione di una conoscenza non più meramente intellettuale, bensì autentica e diretta
La formazione
La consulenza
Corsi in azienda
Marketin Aziendale
Marketing di vendita
PNL
CNV
Autostima
Rafforza il tuo obiettivo
Performance
per ulteriori informazioni contatteci
Iscriviti a:
Post (Atom)